CON IL “Decreto-sviluppo” VIENE DEROGATO IL divieto generale di trivellazioni entro le 12 miglia dal perimetro delle aree protette marine e terrestri.
L’obiettivo del terzo quesito è abrogare quelle parti dell’articolo 35 del cosiddetto “Decreto-sviluppo” (governo Monti, 2012) che derogano al divieto generale di trivellazioni entro le 12 miglia dal perimetro delle aree protette marine e terrestri, per quanto riguarda gli iter autorizzativi già in corso.
Attraverso lo “Sblocca Italia”, il Governo ha incluso le attività di ricerca e coltivazione (estrazione) di idrocarburi tra le attività strategiche indifferibili e urgenti.
Queste attività possono usufruire di iter autorizzativi facilitati e in deroga (cancellando importanti elementi di garanzia e di controllo quali il vincolo preordinato all’esproprio e depotenziando la partecipazione delle Regioni e degli enti locali ai relativi procedimenti amministrativi), oltre a prevedere tempi più lunghi per le concessioni di esplorazione (fino a 12 anni) e di sfruttamento del giacimento.

ELIMINARE IL CARATTERE STRATEGICO DELLA RICERCA E TRIVELLAZIONE DI IDROCARBURI

Un progetto, perché venga approvato, deve “normalmente” superare una serie di controlli sanitari e ambientali, oltre ad essere approvato dagli enti locali.
Si tratta di step che rallentano la procedura ma ci aiutano a combattere gli ecomostri e a prevenire i disastri ambientali.

Gli stessi progetti ottengono una serie di semplificazioni per velocizzare l’iter (e renderlo più pilotabile) quando vengono inseriti nella lista delle “grandi opere”.

Semplificazioni che hanno eliminato la possibilità per i Comuni di decidere sul loro territorio, indebolito la Valutazione Ambientale e la vigilanza pubblica, potenziato i poteri delle imprese, cancellato la qualità del progetto ed evitato una selezione rigorosa delle opere.